M. Montanile si sofferma sulla questione della ‘lingua comune’ a Napoli nel primo Cinquecento, guardando all’intensa riflessione sulle peculiarità del volgare in cui si impegnarono vari grammatici e lessicografi, da Giovanni Brancati a Belisario Acquaviva, Silvano Da Venafro, l’Ateneo, Benedetto Di Falco e Fabricio Luna. Se da un lato per la studiosa è accettabile il modello linguistico del ‘volgare aragonese’, d’altro canto va anche rilevata la simbiosi forme dialettali-latineggianti e il binomio Sannazaro-Bembo che accompagnò, nel primo trentennio del secolo, l’ostinata ricerca di una nuova identità linguistica e culturale.
Per approfondire: Riscontri | 2004 | N. 1