
Indagare sulla Biblioteca di casa Gesualdo, sulla natura, la qualità e la consistenza dei libri posseduti dalla famiglia e, quindi, anche sulle loro letture, apre sicuramente scenari nuovi che coinvolgono la vita, le abitudini, la mentalità e la cultura di un’intera classe aristocratica, di quella feudalità meridionale su cui continuano a pesare pregiudizi di antica ascendenza illuministica. Mi riferisco al ruolo delle aristocrazie meridionali nei secoli basso-medioevali su cui la ricerca si sta muovendo con esiti di rilievo che in qualche modo superano gli spunti, per certi aspetti apprezzabili, offerti già alla fine dell’800 dagli studi di Eberhard Gothein1. Un primo decisivo impulso per lo sviluppo della ricerca è venuto dalle indagini pionieristiche di Tammaro de Marinis sulla Biblioteca napoletana dei re d’Aragona che hanno offerto, e già alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, spunti significativi, forse non ancora adeguatamente sviluppati, per lo studio delle biblioteche baronali nelle società aristocratiche della prima età moderna2.
Per approfondire: https://www.ilterebintoedizioni.it/negozio/rivista-riscontri/riscontri-rivista-di-cultura-e-di-attualita-n-3-settembre-dicembre-2023/