Foscolo ha una presenza forte nell’itinerario umano e intellettuale del De Sanctis, una presenza che si fa via via sempre più incisiva, a partire dal lontano articolo sul Gervinus alle lezioni della prima e della seconda scuola, fino alla stesura quasi parallela delle pagine per la “Nuova Antologia” e per la Storia. Il De Sanctis parte con un giudizio severo sull’Ortis, visto come il romanzo dello sconforto e della disperazione, povero nell’ invenzione, falso nella forma e nei caratteri, manifestando subito pieno consenso per in Sepolcri, esempio ‘altissimo’ di autentica poesia civile. Ma proprio nel nome dell’Ortis il critico matura una valutazione più serena del Foscolo attenuando le iniziali riserve, e riconoscendo al romanzo un valore preciso nel disegno complessivo dell’opera. De Sanctis sistema ora i tasselli nel grande mosaico della Storia, riscrivendo, adattando e spesso sintetizzando materiali già elaborati: si trattava di collocare autori e opere nel grande quadro esemplificativo degli ‘uomini nuovi’, formatisi nel rovello della storia e che dalla storia avevano tratto linfa o sostanza vitale per la loro scrittura (pagg. 79-95)
Per approfondire: Sinestesie | 2017 | N. 15 (fascicolo 1)