
L’aver visto nel tempo, e si tratta, certo, di un breve tempo, annucchiarsi i disegni che le bambine andavano componendo ci fece desiderare per prima cosa di conservarli, di metterli da parte. Intanto il disegnare riempiva bene i loro spazi vuoti tra i piccoli impegni di scuola e i grandi impegni del giuoco; c’era sempre un momento in cui cessate le grida, le corse, o il bavardage che ripete, come un’azione teatrale, le circostanze dei “grandi”, calava il silenzio e subentrava la voglia di appartarsi, di prendere un foglio e di comunicarc con i tratti del disegno e con la festa dei colori, quei segmenti di mondo che sentivano pulsare dentro.
Uno scrittore ha detto che il desiderio fanciullesco di possedere il mondo racchiudendolo in un libro, in questo caso in una serie di fogli, ci ricorda, nella sua hybris, il desiderio dantesco di scrivere un libro che il mondo sostituisca e trascenda. Questi disegni sono dunque la sostituzione del mondo reale con il mondo fantastico, con quello che del mondo hanno conosciuto, indubbiamente la parte a loro prossima: la loro casa, la mamma e il papà, la natura, gli animali che sono oggetto di curiosità e di affettività nei bambini. E tutto inconsapevolmente trasfigurato in metafore di segni e di colori, con magici incanti, con ironie, forse involontarie. Ma è un fatto che i fogli con linee e colori si sono moltiplicati quasi a dismisura, come si è moltiplicata la tenerezza della mamma e del papà nel vedere questi disegni testimoniare il loro avanzare ora lieto ora corrucciato, ma sempre con baldanza, nella conoscenza delle cose e delle prospettive. E così per questa via, per seconda cosa, desiderammo pubblicarli, perché poi fattesi adulte possano leggere la loro infanzia trascorsa.
LA MAMMA E IL PAPÀ