Una riflessione sul convegno al Senato promosso dalla Senatrice Sandra Zampa e organizzato da ASSD, tra medicina personalizzata, intelligenza artificiale e responsabilità culturale.

Oggi, presso la prestigiosa Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, si è svolto un convegno di straordinario valore culturale e scientifico: “La medicina di genere nell’era digitale: nuove sfide e opportunità”, promosso e presieduto dalla Senatrice Sandra Zampa e organizzato da ASSD – Associazione Scientifica per la Sanità Digitale, insieme alla Commissione Donne ASSD. La medicina di genere
Un evento bellissimo, partecipato e ricco di contenuti, capace di affrontare con serietà un tema più che mai attuale: la necessità di una medicina realmente equa e scientificamente fondata sulle differenze di genere — non solo biologiche, ma anche sociali e digitali.
Un plauso sentito alla Presidente Laura Patrucco e a tutte le relatrici, che con competenza, rigore e garbo hanno illuminato le questioni cruciali sul tavolo: dalla ricerca alla cura, dalla dimensione clinica a quella organizzativa, fino ai nuovi rischi introdotti dalla trasformazione digitale.
Tra i momenti salienti, la presentazione del volume “Medicina di Genere: Fondamenti, Pratiche e Prospettive Future”, quarto della Collana “Le Donne incontrano la Salute” realizzata proprio dalla Commissione Donne ASSD, ulteriore testimonianza dell’impegno costante nel portare avanti una visione di sanità innovativa, competente e inclusiva. La medicina di genere
Bias, dati e Intelligenza Artificiale: una sfida non più rinviabile
Fra i tanti temi posti al centro del dibattito, uno mi sta particolarmente a cuore e sarà centrale anche nel libro sull’Intelligenza Artificiale che sto scrivendo: il problema dei bias cognitivi e dei dati distorti alla base dei sistemi di AI.
La storia della scienza, purtroppo, ci ricorda che la ricerca medica è stata pensata per decenni su un modello di “corpo neutro” che in realtà era maschile:
- negli studi preclinici si utilizzano spesso solo topi maschi, per “evitare interferenze” dovute al ciclo ormonale;
- è stato dimostrato che tenere insieme topi maschi fa aumentare drasticamente i livelli di testosterone, rendendo poco attendibili i risultati;
- molte diagnosi e terapie risultano ancora oggi meno efficaci sulle donne, con esiti sanitari più gravi e tardivi.
Se i dati di partenza sono sbagliati o incompleti, anche gli algoritmi lo saranno. E questo, nell’era digitale, significa moltiplicare ingiustizie anziché ridurle.
Le donne nella sanità: tra protagonismo e violenza
Impressionanti poi i numeri emersi sulla violenza di genere nel settore sanitario: circa il 60% delle professioniste dichiara di aver subito molestie o aggressioni a sfondo sessista, spesso da parte di pazienti o superiori.
Parimenti impietose sono le statistiche sulla sottorappresentazione femminile:
- nei ruoli apicali e decisionali
- nei team di ricerca
- nella produzione scientifica di qualità
Ancora una volta, la competenza c’è, ma il contesto culturale frena il pieno riconoscimento del merito.
Non si tratta di “includere le donne”: si tratta di fare buona scienza
Il messaggio più forte della giornata è stato questo:
La medicina di genere non è una battaglia identitaria.
È una battaglia scientifica, etica, culturale.
Serve per curare meglio tutti, donne e uomini, nel rispetto delle reali differenze.
Non è una richiesta di favore.
È una richiesta di verità.
Sono uscito da questo convegno più consapevole e convinto che una sanità giusta nasce da dati giusti, da ricerca rigorosa e da una cultura che riconosca finalmente la ricchezza delle differenze.
Grazie a chi ogni giorno lavora in questa direzione.
E grazie a tutte le protagoniste di questa splendida giornata.

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