Note a margine dell’articolo di Paride Leporace

Ponte rurale in Calabria, simbolo di attraversamento e relazione
Pasolini in Calabria.

Ci sono articoli che non si commentano: si seguono.
Il testo di Paride Leporace, “Pasolini calabrese. Pedinamento di un’appartenenza a 50 anni dalla morte”, appartiene a questa categoria rara.

A mezzo secolo dalla morte di Pier Paolo Pasolini, Leporace compie un gesto critico e insieme affettivo: sottrae Pasolini alla celebrazione rituale e lo restituisce al suo movimento, alla sua inquietudine, alla sua capacità di attraversare i luoghi senza mai possederli.

La Calabria che emerge dal suo racconto non è un marchio identitario né un’operazione di rivendicazione. È un campo di forze: migrazione, marginalità, lingua, arcaicità, modernità violenta. Una terra che Pasolini non “rappresenta”, ma riconosce come parte della propria ricerca antropologica e poetica.

Il termine scelto da Leporace – pedinamento – è decisivo. Non c’è una tesi da dimostrare, ma una sequenza di tracce: i calabresi emigrati nelle borgate romane, Ninetto Davoli, Francesco Leonetti, Cutro, Ariola, i corpi, le parole, i gesti minimi. Tracce laterali, apparentemente marginali, che compongono una mappa alternativa del Pasolini più autentico.

Tra queste, colpisce l’episodio del ponte di Ariola, costruito grazie a un gesto concreto e silenzioso. Non un simbolo letterario, ma un atto reale. Un attraversamento reso possibile là dove c’era isolamento. È forse anche per questo che ho scelto un’immagine di ponte: perché dice meglio di qualsiasi ritratto cosa significhi, per Pasolini, appartenere.

Pasolini non è calabrese per diritto di sangue. Lo è per relazione, per prossimità, per esposizione al conflitto. La sua Calabria non è folklore né retorica: è luogo di frizione, di resistenza, di dignità ferita e mai pacificata.

In filigrana, l’articolo di Leporace dialoga anche con chi oggi denuncia la riduzione di Pasolini a icona inoffensiva. Qui Pasolini resta scomodo, rapsodico, irrisolto. Vivo. Proprio perché non si lascia fissare.

Forse, a cinquant’anni dalla sua morte, il modo più onesto di ricordarlo non è moltiplicare monumenti, ma continuare a seguirne le tracce, sapendo che non conducono a una sintesi rassicurante, ma a una domanda ancora aperta sul nostro presente.

👉 Qui l’articolo di Paride Leporace che ha ispirato queste riflessioni
https://www.corrieredellacalabria.it/2025/10/27/pasolini-calabrese-pedinamento-di-unappartenenza-a-50-anni-dalla-morte/


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