Milena Montanile – L’Elogio del vino di Gina Lagorio

spessi, impugnati come si impugnerebbe un forcone o comunque un arnese da fatica, non un oggetto di piacere, non un nobile strumento di spiritosa affermazione vitale»8. Per lei, chiarisce subito dopo, «il vino è», ontologicamente esistente, «come l’albero, il fiore, la casa, la vigna», per cui tautologico appare qualsiasi altro attributo gli si voglia affiancare9. La Lagorio recupera la tradizione umanistica dell’elogio per esaltare la nobiltà di una bevanda che il suo amico Folco Portinari aveva incluso, insieme al pane e all’olio, in una fantasiosa «trinità antropologica, culturale, nutritiva e sacrale»10, fino a dichiarare:

Dovendo ancora ridurre i miei nutrimenti in un immaginario carcere nazista e potendo scegliere, potrei rinunciare prima all’olio, poi al pane. Ultimo viene il corvo, dice un bel racconto di Calvino: ultimo viene il vino, dico io, per scegliere almeno, tra i modi di finire, il più ricco di oblio. Ma poiché i nazisti non ci sono più, almeno qui e ora, spero di poter pasteggiare ancora a lungo con il vino del mio paese, che ne ha tutta una variatissima gamma11.

Il vino rientra perfettamente nel suo paesaggio familiare e domestico, contro i tanti minacciosi fantasmi che ne demonizzano l’uso: «con tutta la gente che hai intorno che non la smette di analizzarsi, di misurarsi, limitarsi, castigarsi, in nome degli zuccheri, del colesterolo, del sacro pancreas, dell’egemone fegato, della esecranda colite, della gastrica acidità e di chissà quanti altri minacciosi fantasmi, non ultimo quello beffardo dell’improbabile e sfuggente “linea”»12. La Lagorio esprime, ancora una volta, con questo ‘elogio’, accanto al piacere della scrittura, come intima necessità, il desiderio di riannodare i fili tra memoria e presente, in un intreccio di suggestioni e ricordi:

Mio padre che vendeva in Liguria quello che i suoi fratelli producevano in Pie- monte, chiamava “biblioteca” la sua raccolta più preziosa, riservata agli amici e alle feste […]: mi son chiesta poi se in quel nome non ci fosse, implicito, il rimprovero per la mia, di biblioteca, che mi faceva troppo spesso estranea alla vita domestica13.


8 Ivi, p. 9.

9 Ivi, p. 10.

10 Ivi, p. 12.

11 Ivi, pp. 12-13.

12 Ivi, p. 11.

13 Ivi, pp. 13-14

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