ispiravano, immagini domestiche, scene e bozzetti di vita familiare, di par- ticolare felicità narrativa, vivacizzati da efficaci e coloriti ‘siparietti’ teatrali:
Mio padre, in occasione delle feste di famiglia, discuteva in furia e passione sul modo di vinificare: il buon vino di casa qualche volta faceva i capricci nell’aria del mare, solfito sì e solfito no, le voci si alzavano, i fratelli finivano per litigare e arrivava mio nonno con qualcuna delle sue sacramentali imprecazioni a troncare la rissa16.
Gina Lagorio dipinge con felici pennellate di colore ambienti e personaggi, teneramente scolpita l’immagine del nonno («dai baffi che nascondevano il sorriso»); una figura tenera e austera con cui amava giocare ‘giochi proibiti’, «come tirare al bersaglio le mele cadute dal frutteto contro il grande ventre pacioso delle mucche pascolanti»17. Il ricordo della festa di S. Michele, «il santo che chiude il ciclo complessivo, delicato, paziente che porta la terra a compensare i contadini con il suo frutto più ambito»18, fa scattare scene suggestive di vita campestre, con immagini ‘quasi visive’ di pranzi rituali allestiti tra le vigne (per tutti i raccoglitori, quelli di casa e quelli “a giornata”) e su una tavola lunghissima, «fatta di assi e di cavalletti […] al crocicchio fra due filari distanziati»19, in un tripudio di voci e di canti, espressione gioiosa di ringraziamento, e momenti di meritato con- forto legati alla celebrazione del Santo. Gina Lagorio dà vita qui a scene particolarmente felici, con la descrizione di pranzi gustosi e abbondanti, arricchiti da cibi e specialità gastronomiche (dai ravioli, lavorati per tutta una notte in casa, ai polli e ai conigli sacrificati a Bacco, ai salami cotti e crudi ai dolci): occasioni festose, dove a campeggiare su tutto c’era «la gioia del vino promesso, celebrata con il vino passato»: un premio ai lavoratori «buono, gagliardo, caldo»20. Ma proprio nell’ebbrezza della festa non mancava qualche amore nascente, e qui affiora la vena più riuscita della narratrice, pronta a catturare segni segreti e nascosti di amori incipienti: «Si rideva, qualche occhiata tra pampini e grappoli bruciava la pelle; sempre al momento di afferrare il mastello pieno per portarlo alle bigonce, due mani si sfioravano, un fianco rotondo si scontrava con un’anca asciutta, e
16 Ivi, pp. 21-22.
17 Ivi, p. 23.
18 Ivi, p. 24.
19 Ivi, p. 27.
20 Ivi, p. 28.